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1943, Monastir, piccolo paese del sud Sardegna. Mallena, vecchia misteriosa e sfuggente, torna in paese durante la festa di santa Lucia, alla ricerca del neonato che aveva salvato dalla morte ventuno anni prima e rievocando la maledizione pronunciata dalla giovane Lia poco prima di morire dando alla luce il bambino: “mio figlio mi vendicherà”. Il ritorno di Mallena cambierà le sorti di quel neonato ormai uomo, di un’intera comunità ma soprattutto delle persone che avevano causato la morte di Lia. Sullo sfondo della seconda guerra mondiale, amore, sacrificio, vendetta e superstizione ricamano una storia cha ha i colori del sole d’agosto e i riflessi cupi del male che genera altro male.

 

Anime erranti è una storia di affermazione personale, vendetta, onore, amore e morte. Presenta forti richiami a diversi generi letterari, da quello storico a quello gotico e di mistero, ma ha come fulcro la rivisitazione di alcuni miti della tradizione sarda (le panas, l’accabadora) e la creazione di nuovi miti. Il mondo e il tempo delle anime erranti sono quelli in cui realtà e superstizione si incontrano provocando grandi cambiamenti nella vita dei personaggi. Essi sono l’emblema della società contadina degli anni quaranta: da un lato ci sono coloro che affrontano con dignità e sacrificio la quotidianità in un periodo storico difficile come quello della seconda guerra mondiale; dall’altro coloro che cercano l’affermazione personale attraverso l’arrivismo e scelte egoistiche in grado annientare ogni eventuale ostacolo, umano o ideologico.

Anime erranti (già Anime stanche) risulta tra le uniche tre opere selezionate in Sardegna per la fase finale del premio letterario La Giara della Rai nell’edizione 2016. Partecipa inoltre alla XXX edizione del Premio Calvino, ottenendo un'ottima recensione dal comitato di lettura. Viene pubblicato nel novembre 2019 con la casa editrice Grafica del Parteolla.